C’è un’antica zuppa veneta da riscoprire fatta con piccione e pane imbevuto. Video ricetta della “sopa coada

C’è un’antica zuppa veneta da riscoprire fatta con piccione e pane imbevuto. Video ricetta della “sopa coada

Nel cuore della Marca Trevigiana, dove la storia si intreccia con i sapori della terra, si cela un tesoro gastronomico quasi dimenticato: la sopa coada. Non lasciatevi ingannare dal suo nome; non si tratta di una zuppa liquida nel senso comune del termine, ma di un sontuoso e asciutto pasticcio di pane raffermo e carne di piccione, un piatto che racconta antiche storie di feste contadine e di banchetti nobiliari. Un tempo era il piatto forte dei giorni di festa, specialmente dei matrimoni, oggi è una perla rara da riscoprire, un’esperienza culinaria che vi trasporterà indietro nel tempo, in un mondo di sapori autentici e profondi.

Prepararla significa celebrare un rito, un gesto d’amore verso una tradizione che merita di essere tramandata. È un piatto che richiede pazienza, una cottura lenta e dolce che permette al pane di assorbire ogni singola goccia di un brodo ricco e profumato. Siete pronti a far rivivere nella vostra cucina un pezzo di storia veneta e a stupire i vostri ospiti con una ricetta che è pura poesia?

60 minuti

240 minuti

medio

€€€

Ingredienti

persone +

Utensili

Preparazione

1. La preparazione del brodo e della carne di piccione

Iniziate la vostra avventura culinaria pulendo con cura i piccioni. In una pentola capiente, fate sciogliere una noce di burro e rosolate i piccioni interi su tutti i lati fino a quando non saranno ben dorati. Questo passaggio è fondamentale per sigillare i succhi della carne e creare una base di sapore intensa. Aggiungete la carota, il sedano e la cipolla, tagliati grossolanamente. Lasciate insaporire per qualche minuto, poi sfumate con il vino bianco, lasciando evaporare completamente la parte alcolica. Coprite il tutto con il brodo di carne caldo, portate a ebollizione e abbassate la fiamma. Lasciate cuocere a fuoco lento per circa due ore, con il coperchio leggermente scostato. Durante la cottura, utilizzate una schiumarola, uno strumento simile a un mestolo forato che permette di rimuovere le impurità e il grasso che affiorano in superficie, per mantenere il brodo limpido e pulito. A fine cottura, il brodo dovrà essere ricco e saporito e la carne dei piccioni tenerissima, tanto da staccarsi dalle ossa.

2. La sfilettatura e la preparazione degli strati

Una volta cotti, estraete con delicatezza i piccioni dal brodo e lasciateli intiepidire su un tagliere. Filtrate il brodo con un colino a maglie fini per eliminare le verdure e tenetelo in caldo. Questo brodo è l’anima della vostra sopa coada, trattatelo con cura. Quando i piccioni sono abbastanza freddi da poter essere maneggiati, procedete alla sfilettatura. Con pazienza, separate tutta la carne dalle ossa e dalla pelle, sfilacciandola con le mani in piccoli pezzi. Condite la carne ottenuta con un pizzico di sale, una generosa macinata di pepe nero e un po’ di prezzemolo tritato. Nel frattempo, tagliate il pane raffermo a fette non troppo spesse, circa un centimetro. È importante che il pane sia veramente raffermo, di almeno due o tre giorni, per garantire la giusta consistenza finale.

3. L’assemblaggio del capolavoro

Ora arriva il momento più artistico: la composizione della sopa. Imburrate generosamente una pirofila, preferibilmente in terracotta, che garantirà una cottura uniforme e manterrà il calore a lungo. Disponete sul fondo un primo strato di fette di pane, cercando di non lasciare spazi vuoti. Cospargete il pane con abbondante parmigiano grattugiato, una parte della carne di piccione sfilacciata e qualche fiocchetto di burro. Continuate così, alternando gli strati di pane, parmigiano, piccione e burro, fino a esaurire tutti gli ingredienti. Terminate con uno strato di pane, ricoperto da un’ultima, generosa spolverata di parmigiano e altri fiocchetti di burro. Questa crosta finale diventerà croccante e dorata in forno, un vero piacere per il palato.

4. La cottura lenta, il segreto della ‘coada’

Siamo giunti al cuore della ricetta, la fase che le dà il nome. Versate lentamente e uniformemente su tutta la superficie della pirofila il brodo di piccione bollente. Usate un mestolo e siate pazienti, assicurandovi che ogni strato di pane sia ben irrorato. Il pane dovrà assorbire il brodo come una spugna. La quantità di brodo è indicativa: dovrete aggiungerne abbastanza da inumidire completamente il pane, ma senza che questo galleggi. Ora, infornate in forno statico preriscaldato a 150°C. La cottura deve essere molto lenta e dolce, deve ‘covare’. Covare (o ‘coada’ in dialetto veneto): termine che indica una cottura molto lenta e dolce, quasi un ‘covare’ il piatto in forno, permettendo al pane di assorbire completamente il brodo senza sfaldarsi. Lasciate cuocere per almeno due ore, o fino a quando tutto il brodo non sarà stato assorbito e in superficie non si sarà formata una crosticina dorata e irresistibile. Lasciate riposare la sopa coada per una decina di minuti fuori dal forno prima di servirla.

Giulia Vannucchi

Il trucco dello chef

Il segreto per una sopa coada perfetta risiede nel pane. Deve essere raffermo di almeno due o tre giorni, non secco ma semplicemente non più fresco. Questo gli permetterà di assorbire il brodo come una spugna senza diventare una poltiglia. Se il vostro pane è troppo fresco, tagliatelo a fette e lasciatelo all’aria per una notte intera prima di utilizzarlo. Non usate mai il pancarré o pani morbidi, rovinereste l’autenticità e la consistenza del piatto.

Accordi divini: il vino perfetto per la sopa coada

Per onorare le sue origini, questo piatto ricco e saporito chiama un vino del territorio. Un Valpolicella Classico Superiore, con i suoi tannini morbidi e le note di ciliegia e spezie, si sposa magnificamente con la complessità del piccione. La sua acidità bilancia la ricchezza del burro e del formaggio. In alternativa, per un abbinamento più audace, un Raboso Piave, più robusto e strutturato, saprà tenere testa alla succulenza del piatto, creando un equilibrio memorabile e celebrando appieno i sapori del Veneto.

Informazione in più

La sopa coada è un piatto che affonda le sue radici nella tradizione rurale della provincia di Treviso. Nata come piatto di recupero per utilizzare il pane avanzato e la cacciagione, è diventata nel tempo il simbolo dei giorni di festa e dei banchetti nuziali. Il termine ‘coada’, che in dialetto veneto significa ‘covata’, descrive perfettamente la lunga e lenta cottura in forno, quasi come una chioccia che cova le sue uova. Questo processo permette agli strati di pane di assorbire lentamente il brodo aromatico, trasformando ingredienti umili in una preparazione regale. Ogni famiglia trevigiana custodisce la propria versione, tramandata di generazione in generazione, con piccole variazioni che la rendono un’esperienza unica e irripetibile. Non è solo una ricetta, ma un pezzo di patrimonio culturale.

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