Bonet: la ricetta del dolce al cucchiaio tipico della pasticceria piemontese

Bonet: la ricetta del dolce al cucchiaio tipico della pasticceria piemontese

Viaggio nel cuore del Piemonte, tra le colline nebbiose delle Langhe, dove la tradizione gastronomica si fa arte. È qui che nasce il bonet, un dolce al cucchiaio che racchiude in sé l’anima di questa terra generosa. Più di un semplice budino, il bonet è una sinfonia di sapori decisi e avvolgenti: l’intensità del cacao amaro, la dolcezza croccante degli amaretti e la nota spiritosa del rum si fondono in un abbraccio vellutato, il tutto coronato da un velo di caramello ambrato. La sua storia si perde nella notte dei tempi, un segreto custodito gelosamente nelle cucine delle nonne piemontesi, tramandato di generazione in generazione. Oggi, vi apriamo le porte di questa tradizione, svelandovi la ricetta per portare in tavola un capolavoro di semplicità ed eleganza, un dessert che non è solo un fine pasto, ma una vera e propria esperienza sensoriale. Preparatevi a impugnare la frusta: stiamo per creare insieme un piccolo pezzo di Piemonte.

20 minutes

50 minutes

facile

€€

Ingredienti

persone +

Utensili

Preparazione

1. Il caramello, un velo d’ambra

Iniziate con l’elemento che darà al vostro bonet il suo aspetto iconico. In un pentolino dal fondo spesso, versate 80 grammi di zucchero insieme a due cucchiai d’acqua. Ponete sul fuoco a fiamma media e lasciate che lo zucchero si sciolga lentamente, senza mai mescolare ma ruotando delicatamente il pentolino. Siate pazienti e osservate la magia: lo zucchero diventerà prima trasparente, poi biondo e infine assumerà un bellissimo colore ambrato. Attenzione a non scurirlo troppo, altrimenti diventerà amaro. Una volta pronto, versatelo subito nello stampo da budino, roteandolo velocemente per ricoprire uniformemente il fondo e parte delle pareti. Mettete da parte e lasciate raffreddare; sentirete il caramello solidificarsi con dei piccoli schiocchi, è tutto normale.

2. Il cuore croccante: gli amaretti

Ora dedicatevi al secondo protagonista della ricetta. Prendete gli amaretti secchi e riduceteli in una polvere non troppo fine. Potete usare un mixer per un risultato rapido e omogeneo, oppure il metodo tradizionale: metteteli in un sacchetto per alimenti e passateci sopra con un matterello. L’obiettivo è ottenere una granella che si sentirà nella consistenza finale del dolce, un piccolo segreto per un bonet rustico e autentico.

3. L’impasto, una crema vellutata

In una ciotola capiente, rompete le uova e aggiungete i 100 grammi di zucchero rimanenti e un pizzico di sale. Con una frusta a mano, sbattete energicamente fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. Non serve montarlo a neve, ma solo amalgamare bene gli ingredienti. Aggiungete ora il cacao amaro setacciato per evitare grumi, la polvere di amaretti e il rum. Mescolate delicatamente con la frusta per incorporare le polveri.

4. L’unione perfetta con il latte

In un altro pentolino, scaldate il latte senza portarlo a ebollizione; dovrà essere ben caldo ma non bollente. Versatelo ora a filo, ovvero molto lentamente e in un flusso continuo, sul composto di uova, continuando a mescolare con la frusta. Questo passaggio è cruciale: versare il latte caldo troppo in fretta cuocerebbe le uova, compromettendo il risultato. L’unione lenta e costante garantirà una crema liscia e omogenea.

5. La cottura dolce: il bagnomaria

Riprendete lo stampo con il caramello ormai solidificato e versateci dentro il composto appena preparato. Ora, prepariamo la cottura a bagnomaria, una tecnica di cottura indiretta che utilizza il vapore dell’acqua per cuocere delicatamente gli alimenti, ideale per creme e budini. Prendete una teglia dai bordi alti, abbastanza grande da contenere il vostro stampo. Posizionate lo stampo al centro e versate nella teglia acqua bollente fino a raggiungere circa la metà dell’altezza dello stampo. Infornate in forno statico preriscaldato a 180°C per circa 45-50 minuti. Per verificare la cottura, fate la prova dello stecchino: inseritelo al centro del bonet, se esce pulito e asciutto, il dolce è pronto.

6. Il giusto riposo per un finale perfetto

Una volta cotto, estraete la teglia dal forno con molta attenzione. Lasciate raffreddare il bonet a temperatura ambiente direttamente nel suo stampo e nell’acqua del bagnomaria. Quando sarà completamente freddo, copritelo con pellicola trasparente e trasferitelo in frigorifero per almeno 6 ore, ma l’ideale sarebbe lasciarlo riposare per una notte intera. Questo riposo è fondamentale per far rassodare il dolce e far amalgamare tutti i sapori.

7. Il momento della verità: la sformatura

Per sformare il vostro capolavoro, immergete per pochi secondi il fondo dello stampo in acqua calda. Passate la lama di un coltellino lungo i bordi per staccarlo delicatamente. Appoggiate un piatto da portata sopra lo stampo e, con un movimento rapido e deciso, capovolgete il tutto. Il bonet scivolerà sul piatto, irrorato dal suo stesso caramello liquido. Il vostro dolce piemontese è pronto per essere ammirato e gustato.

Giulia Vannucchi

Il trucco dello chef

Per un bonet dalla consistenza ancora più vellutata e professionale, potete filtrare il composto con un colino a maglie fini prima di versarlo nello stampo. Questo semplice gesto eliminerà eventuali piccoli grumi di cacao o pezzetti di amaretto non perfettamente sbriciolati, garantendo un risultato liscio e omogeneo al palato, degno della migliore pasticceria piemontese.

Un sorso di Piemonte per accompagnare

Per esaltare la ricchezza del bonet, l’abbinamento ideale non può che essere un vino dolce e aromatico, figlio della stessa terra. Un calice di Moscato d’Asti DOCG, con le sue bollicine delicate e le sue note di pesca e salvia, pulisce il palato dalla ricchezza del cioccolato, creando un equilibrio perfetto. In alternativa, per un connubio più audace, provate un Brachetto d’Acqui DOCG, un vino rosso frizzante dai sentori di rosa e fragola che sposa meravigliosamente le note amare del cacao e quelle mandorlate dell’amaretto.

Informazione in più

Il bonet è un monumento della cucina piemontese, in particolare delle Langhe. Il suo nome ha origini incerte e affascinanti. Alcuni sostengono derivi dal termine piemontese ‘bonèt’, che significa cappello o berretto, sia per la forma dello stampo in rame in cui veniva tradizionalmente cotto, sia perché veniva servito a fine pasto, come l’ultimo accessorio da indossare prima di uscire. Anticamente, la ricetta non prevedeva il cioccolato, ingrediente arrivato in Europa solo più tardi, ma si basava su uova, zucchero, latte e amaretti. Oggi è considerato il re dei dolci al cucchiaio della regione, un simbolo di convivialità e di festa che non può mancare sulle tavole piemontesi.

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