Il nome in dialetto significa “rospo”, ma il sapore è da re: la ricetta di una delle bontà più strane e buone delle Alpi.

Il nome in dialetto significa "rospo", ma il sapore è da re: la ricetta di una delle bontà più strane e buone delle Alpi.

Nelle valli alpine del Piemonte, quando la nebbia autunnale avvolge i vigneti spogli, si celebra un rito antico, un inno alla convivialità e ai sapori decisi. Parliamo di un piatto dal nome curioso, quasi spaventoso per chi non lo conosce: la bagna cauda. In dialetto piemontese, significa letteralmente “salsa calda”. Eppure, la sua fama è legata a un soprannome meno lusinghiero, quello di “rospo”, forse per l’aspetto rustico o per il modo in cui “frigge” lentamente nel suo tegame di terracotta. Ma non lasciatevi ingannare dalle apparenze o dai nomignoli. Dietro questa preparazione si nasconde uno dei tesori gastronomici più sorprendenti e deliziosi d’Italia, un’esperienza sociale prima ancora che culinaria.

La bagna cauda non è una semplice ricetta, è un invito a sedersi attorno a un tavolo, a condividere il cibo e le chiacchiere, intingendo verdure croccanti in una salsa cremosa e avvolgente. È un piatto che scalda il corpo e l’anima, un antidoto perfetto contro il freddo invernale. Oggi vi guiderò, passo dopo passo, nella preparazione di questa bontà regale, svelandovi i segreti per ottenere una salsa perfetta, equilibrata e indimenticabile, degna della più autentica tradizione piemontese. Preparatevi a trasformare la vostra cucina in un crocevia di profumi intensi e di sapori che raccontano una storia secolare.

30 minutes

60 minutes

facile

€€

Ingredienti

persone +

Utensili

Preparazione

1. La preparazione dell’aglio: il segreto della dolcezza

Iniziate dal cuore pulsante della nostra bagna cauda: l’aglio. Non temete la sua nomea, vi insegnerò a renderlo delicato e cremoso. Sbucciate ogni spicchio d’aglio e, con la punta di un coltellino, incidetelo a metà per il lungo. Vedrete al centro un piccolo germoglio verde: è l’anima dell’aglio, la parte responsabile del sapore più pungente e della minore digeribilità. Rimuovetela con pazienza da ogni spicchio. Mettete poi gli spicchi puliti in un pentolino, copriteli con il latte e portate a leggero bollore a fuoco molto basso. Lasciate sobbollire dolcemente per circa 10-15 minuti. Questo passaggio è fondamentale: il latte addolcirà l’aglio, rendendolo quasi una crema e incredibilmente più digeribile. Una volta terminato, scolate l’aglio e tenetelo da parte, gettando via il latte.

2. Le acciughe: il sapore del mare tra le montagne

Ora passiamo alle acciughe. Per una bagna cauda da re, la scelta deve ricadere sulle acciughe sotto sale, non su quelle sott’olio. Hanno un sapore più intenso e una consistenza migliore. Il vostro primo compito sarà dissalarle. Passatele una per una sotto un filo di acqua fredda corrente per rimuovere il sale grosso in superficie. Successivamente, apritele a libro con delicatezza e rimuovete la lisca centrale. Otterrete così dei filetti puliti. Se preferite un sapore ancora più delicato, potete lasciarle in ammollo in una ciotola con acqua e un goccio di aceto di vino bianco per una decina di minuti, per poi sciacquarle e asciugarle tamponandole con carta da cucina. Questo passaggio non è obbligatorio, ma consigliato per i palati più sensibili.

3. La cottura lenta: la magia prende forma

È il momento di unire i sapori. L’ideale sarebbe usare un tegame di terracotta, che distribuisce il calore in modo uniforme e lento, ma andrà bene anche una casseruola dal fondo spesso. Versate nel tegame l’olio extra vergine di oliva e gli spicchi d’aglio pre-cotti nel latte. Accendete il fuoco al minimo assoluto. La parola d’ordine è dolcezza. L’olio non deve mai friggere o soffriggere. Con il dorso di un cucchiaio di legno, iniziate a schiacciare gli spicchi d’aglio contro le pareti del tegame. Vedrete che, grazie alla pre-cottura nel latte, si disferanno quasi subito, trasformandosi in una purea bianca e profumata. Continuate a mescolare per circa 15-20 minuti, finché l’aglio non sarà completamente sciolto nell’olio, senza che prenda colore.

4. L’unione finale: la nascita della salsa

Quando l’aglio sarà diventato una crema omogenea, è il momento di aggiungere i filetti di acciuga. Uniteli alla crema di aglio e olio e continuate a mescolare a fuoco bassissimo. Le acciughe, con il calore, inizieranno a sciogliersi lentamente. Aiutatele continuando a mescolare e a schiacciarle delicatamente con il cucchiaio. Ci vorranno circa 15-20 minuti perché si sciolgano completamente, amalgamandosi alla perfezione con l’olio e l’aglio. La vostra bagna cauda è quasi pronta. Dovrete ottenere una salsa omogenea, liscia e dal colore nocciola. Il segreto è la pazienza e il controllo della temperatura: se la salsa dovesse iniziare a sfrigolare troppo, allontanatela dal fuoco per qualche istante per poi riprenderne la cottura. La salsa non deve mai bollire.

Giulia Vannucchi

Il trucco dello chef

Un segreto per una cremosità extra? A fine cottura, quando la salsa è pronta, potete aggiungere una noce di burro (circa 20 grammi). Mescolate energicamente lontano dal fuoco per montare leggermente la salsa. Questo processo si chiama mantecare, e renderà la vostra bagna cauda ancora più vellutata e avvolgente, legando perfettamente la parte grassa dell’olio con gli altri ingredienti.

Accordi mets vins

La bagna cauda, con il suo sapore intenso e persistente dato dall’aglio e dalle acciughe, chiama un vino rosso robusto ma non troppo tannico, capace di pulire il palato senza sovrastare la preparazione. La scelta d’elezione ricade sui grandi vini rossi del Piemonte. Un Barbera d’Asti giovane è perfetto: la sua spiccata acidità sgrassa la bocca dall’untuosità dell’olio e la sua vinosità fruttata si sposa magnificamente con la sapidità del piatto. In alternativa, un Dolcetto d’Alba, con le sue note di frutta rossa e il suo finale piacevolmente amarognolo, rappresenta un altro abbinamento tradizionale e riuscitissimo. Servite il vino a temperatura ambiente, intorno ai 16-18°C, per esaltarne al meglio i profumi.

En savoir plus sur le plat

Nata come piatto povero della tradizione contadina piemontese, la bagna cauda era il pasto che celebrava la fine della vendemmia. I vignaioli si riunivano per gustare questa salsa corroborante, intingendovi le verdure dell’orto autunnale, in particolare il cardo gobbo di Nizza Monferrato, vero e proprio re dell’abbinamento. Il suo nome, “salsa calda”, sottolinea la sua caratteristica principale: deve essere consumata caldissima, quasi bollente. Oggi, questo piatto ha superato i confini regionali, diventando un simbolo della gastronomia italiana nel mondo. È talmente radicato nella cultura locale che è stata avanzata la sua candidatura a patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO. Più che una ricetta, è un rito che celebra l’amicizia e lo stare insieme.

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