Frittata di fave e pecorino romano per il Primo Maggio: si prepara stasera e si porta fredda domani

Frittata di fave e pecorino romano per il Primo Maggio: si prepara stasera e si porta fredda domani

La frittata di fave e pecorino romano è un piatto simbolo del Primo Maggio, una tradizione culinaria che unisce il sapore dolce delle fave fresche alla sapidità intensa del pecorino romano. Questa preparazione rustica, profondamente radicata nella cultura contadina del Lazio e delle regioni centrali italiane, rappresenta il perfetto connubio tra semplicità e gusto autentico. La particolarità di questa ricetta risiede nella sua versatilità: si prepara la sera precedente e si gusta fredda il giorno della festa, rendendola ideale per le tradizionali scampagnate del primo maggio. La frittata, preparazione a base di uova sbattute e cotte in padella con altri ingredienti, diventa qui un vero e proprio manifesto della cucina povera italiana, quella che con pochi elementi sapeva creare piatti memorabili. Il pecorino romano DOP, formaggio a pasta dura ottenuto da latte di pecora, conferisce carattere e personalità, mentre le fave fresche portano freschezza e dolcezza primaverile. Questa ricetta, tramandata di generazione in generazione, continua a essere protagonista delle tavole italiane durante le celebrazioni del lavoro.

25

30

facile

€€

Ingredienti

persone +

Utensili

Preparazione

1. Preparazione delle fave

Iniziate portando a ebollizione una pentola capiente con abbondante acqua leggermente salata. Nel frattempo, sgranate le fave fresche eliminando il baccello esterno. Quando l’acqua bolle, immergete le fave e fatele sbollentare per circa 3-4 minuti. Questo passaggio, chiamato sbianchitura, serve ad ammorbidire leggermente le fave e facilitare la rimozione della pellicina esterna. Scolate le fave con un mestolo forato e trasferitele immediatamente in una ciotola con acqua e ghiaccio, procedimento noto come raffreddamento rapido che blocca la cottura e preserva il colore verde brillante. Una volta raffreddate, eliminate delicatamente la pellicina che riveste ogni singola fava, premendo leggermente tra pollice e indice: la fava scivolerà fuori facilmente. Questo lavoro richiede pazienza ma è fondamentale per ottenere una frittata morbida e delicata al palato.

2. Preparazione del soffritto

Prendete la cipolla bianca, pelatela e tritatela finemente con un coltello ben affilato. La cipolla bianca è preferibile a quella rossa o gialla perché ha un sapore più delicato che non sovrasta il gusto delle fave. In una padella antiaderente da 26 centimetri di diametro, versate due cucchiai di olio extravergine di oliva e fatelo scaldare a fuoco medio-basso. Aggiungete la cipolla tritata e fatela rosolare dolcemente per circa 5-6 minuti, mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno. La cipolla deve diventare trasparente e morbida, ma non deve assolutamente dorarsi o bruciare, altrimenti conferirebbe un sapore amaro alla preparazione. Questo processo si chiama appassire e serve a rendere la cipolla dolce e profumata.

3. Cottura delle fave con la cipolla

Quando la cipolla è ben appassita, unite le fave pelate nella padella. Mescolate delicatamente per amalgamare gli ingredienti e aggiungete la mentuccia romana essiccata, erba aromatica tipica del Lazio che conferisce un profumo caratteristico e inconfondibile. Regolate di sale e pepe nero macinato al momento. Fate cuocere le fave insieme alla cipolla per circa 8-10 minuti a fuoco medio, mescolando occasionalmente. Le fave devono risultare tenere ma non disfatte. Assaggiate per verificare la cottura: devono essere morbide sotto i denti ma mantenere la loro forma. Una volta cotte, trasferite il composto di fave e cipolla in una ciotola e lasciate raffreddare completamente a temperatura ambiente. Questo passaggio è importante perché se aggiungeste le fave calde alle uova, rischiereste di farle coagulare prematuramente.

4. Preparazione del composto di uova

Mentre le fave si raffreddano, occupatevi delle uova. Rompete le otto uova in una ciotola capiente, facendo attenzione a non far cadere frammenti di guscio. Aggiungete il pecorino romano grattugiato e il parmigiano reggiano, che contribuirà a rendere il sapore più equilibrato e meno intenso. Sbattete energicamente le uova con una frusta da cucina o una forchetta fino a ottenere un composto omogeneo e spumoso. L’aria incorporata durante la sbattitura renderà la frittata più soffice e leggera. Aggiungete un pizzico di sale, tenendo presente che il pecorino è già piuttosto sapido, e una macinata abbondante di pepe nero. Quando le fave sono completamente raffreddate, unitele al composto di uova e mescolate delicatamente con un cucchiaio per distribuire uniformemente tutti gli ingredienti.

5. Cottura della frittata

Pulite accuratamente la padella antiaderente utilizzata in precedenza e asciugatela bene. Versatevi i restanti due cucchiai di olio extravergine di oliva e fatelo scaldare a fuoco medio. Quando l’olio è caldo ma non fumante, versate il composto di uova e fave nella padella, distribuendolo uniformemente con un cucchiaio. Abbassate immediatamente la fiamma al minimo e coprite la padella con un coperchio. La cottura a fuoco dolce è fondamentale per evitare che la frittata si bruci sul fondo mentre rimane cruda all’interno. Lasciate cuocere per circa 15-18 minuti, controllando di tanto in tanto. La superficie deve risultare ancora leggermente cremosa ma non liquida.

6. Completamento della cottura

Quando la frittata è quasi completamente rappresa ma la superficie è ancora umida, è il momento di girarla. Questo è il passaggio più delicato dell’intera preparazione. Prendete un piatto piano più grande della padella, posizionatelo sopra la padella stessa e, tenendo saldamente piatto e padella insieme, capovolgete con un movimento deciso ma controllato. La frittata scivolerà sul piatto con la parte cotta verso l’alto. Fate scivolare delicatamente la frittata di nuovo nella padella, dalla parte non ancora cotta, aiutandovi con una spatola se necessario. Proseguite la cottura senza coperchio per altri 8-10 minuti a fuoco dolcissimo, fino a quando anche questo lato sarà dorato e la frittata risulterà completamente rappresa al centro. Per verificare la cottura, premete leggermente al centro con un dito: la frittata deve risultare compatta ed elastica.

7. Raffreddamento e conservazione

Una volta cotta, fate scivolare la frittata su un piatto da portata o su un tagliere di legno. Lasciatela raffreddare completamente a temperatura ambiente per almeno un’ora. Non copritela mentre si raffredda, altrimenti l’umidità condensata la renderebbe molliccia. Quando è completamente fredda, potete coprirla con pellicola trasparente o carta da forno e conservarla in frigorifero fino al giorno successivo. La frittata di fave e pecorino si conserva perfettamente per 24-36 ore in frigorifero, anzi, il riposo notturno permette ai sapori di amalgamarsi meglio. Ricordate di tirarla fuori dal frigorifero almeno 30 minuti prima di servirla, perché a temperatura ambiente esprime meglio tutti i suoi aromi. Tagliatela a spicchi come una torta salata oppure a quadrotti per un servizio più informale durante la scampagnata.

Giulia Vannucchi

Il trucco dello chef

Per una frittata ancora più saporita, potete aggiungere qualche fogliolina di menta fresca tritata insieme alla mentuccia essiccata. Se le fave sono molto giovani e tenere, potete anche utilizzarne una parte senza sbollentarle né pelarle, lasciandole crude nel composto: aggiungeranno una piacevole nota croccante. Un trucco dei cuochi esperti per girare la frittata senza romperla consiste nell’utilizzare due piatti: capovolgete la frittata sul primo piatto, poi copritela con il secondo piatto e rigiratela nuovamente prima di farla scivolare in padella. Per verificare che l’olio sia alla temperatura giusta prima di versare il composto, immergete la punta di un cucchiaio di legno: se si formano piccole bollicine, l’olio è pronto. Se preferite una versione più leggera, potete cuocere la frittata in forno a 180°C per circa 25-30 minuti in una teglia rotonda leggermente unta, evitando così di girarla.

Vini bianchi del Lazio per accompagnare la tradizione

Per accompagnare questa frittata tipicamente laziale, la scelta più autentica ricade sui vini bianchi della regione. Un Frascati Superiore DOCG, fresco e minerale, con le sue note floreali e fruttate, bilancia perfettamente la sapidità del pecorino romano senza sovrastare la delicatezza delle fave. In alternativa, un Marino DOC o un Castelli Romani DOC rappresentano scelte altrettanto valide, con la loro acidità vivace che pulisce il palato tra un boccone e l’altro. Per chi preferisce un vino con maggiore struttura, un Trebbiano del Lazio ben fatto, servito a una temperatura di 10-12°C, esalta le note vegetali delle fave. Se desiderate osare con un abbinamento meno tradizionale ma ugualmente riuscito, un Vermentino di Sardegna o un Verdicchio dei Castelli di Jesi offrono freschezza e sapidità che dialogano armoniosamente con il pecorino. Per la scampagnata del Primo Maggio, ricordate di trasportare il vino in una borsa termica con ghiaccio per mantenerlo alla giusta temperatura.

Informazione in più

La frittata di fave e pecorino affonda le sue radici nella tradizione contadina del Lazio e delle regioni dell’Italia centrale, dove il Primo Maggio rappresentava storicamente l’inizio della stagione delle fave fresche. Questo legume, coltivato fin dall’antichità nel bacino del Mediterraneo, era considerato un alimento prezioso per le classi popolari, ricco di proteine vegetali e disponibile proprio nel periodo primaverile. La combinazione con il pecorino romano, formaggio a denominazione di origine protetta la cui produzione risale a oltre duemila anni fa, nasce dalla necessità di arricchire un piatto povero con un ingrediente che conferisse sapore e sostanza. Il pecorino romano, originariamente prodotto nell’agro romano e oggi realizzato anche in Sardegna seguendo il disciplinare DOP, è uno dei formaggi più antichi d’Italia, già menzionato da Plinio il Vecchio nei suoi scritti. La tradizione di consumare la frittata fredda durante le scampagnate del Primo Maggio si è consolidata nel corso del Novecento, quando questa festa diventò occasione per le famiglie di trascorrere una giornata all’aria aperta, lontano dalle città. La frittata, facilmente trasportabile e gustosa anche a temperatura ambiente, divenne il piatto ideale per questi picnic primaverili. Ancora oggi, in molte località del Lazio e dell’Umbria, la frittata di fave è considerata un must delle celebrazioni del lavoro.

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