La cucina pugliese nasconde segreti che solo i grandi chef conoscono davvero. Antonino Cannavacciuolo, stella Michelin e volto noto della gastronomia italiana, ha recentemente svelato un dettaglio fondamentale nella preparazione delle orecchiette con cime di rapa e burrata: l’aglio va rimosso prima di servire il piatto. Questa rivelazione ha sorpreso molti appassionati di cucina, abituati a lasciare gli spicchi d’aglio nel piatto come elemento decorativo o per intensificare il sapore. Ma perché questa scelta? Lo chef stellato spiega che l’aglio, se lasciato troppo a lungo a contatto con le verdure e la pasta, rischia di sovrastare i sapori delicati delle cime di rapa e della burrata cremosa. La sua funzione è quella di aromatizzare l’olio durante la cottura, creando una base profumata senza dominare il palato. Una volta che ha rilasciato il suo aroma nell’olio extravergine d’oliva, deve essere eliminato per permettere agli altri ingredienti di esprimersi pienamente. Questo piatto rappresenta l’essenza della tradizione pugliese: ingredienti semplici, tecniche precise e rispetto per ogni componente. Le orecchiette fatte a mano, le cime di rapa dal sapore leggermente amarognolo e la burrata filante creano un equilibrio perfetto che merita di essere preparato seguendo le indicazioni di un maestro come Cannavacciuolo.
25
20
medio
€€
Ingredienti
Utensili
Preparazione
1. Preparazione delle cime di rapa
Pulite accuratamente le cime di rapa eliminando le foglie esterne più dure e i gambi troppo spessi. Separate le cimette dalle foglie più tenere e tagliate i gambi a pezzetti di circa 3 centimetri. Questa operazione è importante perché i gambi necessitano di una cottura leggermente più lunga rispetto alle foglie. Lavate tutto sotto acqua corrente fredda per eliminare eventuali residui di terra. In una pentola capiente, portate a ebollizione abbondante acqua salata con sale grosso: calcolate circa 10 grammi di sale per litro d’acqua. Quando l’acqua bolle vigorosamente, immergete prima i gambi delle cime di rapa e fateli cuocere per 3 minuti. Successivamente aggiungete le foglie e le cimette, proseguendo la cottura per altri 5 minuti. Le cime di rapa devono risultare tenere ma non sfatte, mantenendo una leggera consistenza al morso.
2. Preparazione del soffritto aromatico
Mentre le cime di rapa cuociono, preparate il soffritto che costituisce la base aromatica del piatto. Sbucciate i 4 spicchi d’aglio e schiacciateli leggermente con il dorso di un coltello: questo gesto permette all’aglio di rilasciare i suoi oli essenziali (sostanze aromatiche naturali contenute negli ingredienti) in modo più efficace. In una padella larga, versate l’olio extravergine d’oliva pugliese e riscaldatelo a fuoco medio-basso. Aggiungete gli spicchi d’aglio schiacciati e il peperoncino fresco tagliato a rondelle sottili, semi compresi se amate il piccante, altrimenti privatelo dei semi. Lasciate rosolare dolcemente per 3-4 minuti, mescolando occasionalmente con un cucchiaio di legno. L’aglio deve diventare dorato ma non bruciato: un aglio bruciato renderebbe amaro tutto il piatto. Aggiungete i filetti di acciughe sott’olio sgocciolati e fateli sciogliere nell’olio caldo, mescolando con una forchetta fino a quando si saranno completamente disintegrati. A questo punto, ed è qui il segreto rivelato da Cannavacciuolo, rimuovete gli spicchi d’aglio dalla padella con una forchetta o una pinza da cucina. L’aglio ha ormai ceduto tutto il suo aroma all’olio senza lasciare un sapore troppo invadente che coprirebbe la delicatezza delle cime di rapa e della burrata.
3. Cottura delle orecchiette
Nella stessa acqua di cottura delle cime di rapa, che avrete scolato con una schiumarola e tenuto da parte in una ciotola, cuocete le orecchiette pugliesi. Questa tecnica è fondamentale perché l’acqua arricchita dal sapore delle verdure conferirà maggiore gusto alla pasta. Versate le orecchiette nell’acqua bollente e cuocetele seguendo i tempi indicati sulla confezione, solitamente tra 12 e 15 minuti per la pasta secca, leggermente meno se utilizzate orecchiette fresche. Le orecchiette devono risultare al dente (cotte ma ancora consistenti al morso), caratteristica essenziale per questo tipo di pasta che deve mantenere la sua texture particolare. Durante la cottura, mescolate occasionalmente per evitare che si attacchino al fondo. Due minuti prima della fine della cottura, prelevate una tazza dell’acqua di cottura e tenetela da parte: servirà per mantecare il piatto e creare una cremosità perfetta.
4. Mantecatura finale
Scolate le orecchiette al dente conservando sempre un po’ della loro acqua di cottura. Trasferitele immediatamente nella padella con il soffritto aromatico, aggiungendo anche le cime di rapa precedentemente cotte. Accendete il fuoco a fiamma media e iniziate a mescolare energicamente con un cucchiaio di legno o con la tecnica del salto in padella (movimento rotatorio della padella che permette di amalgamare gli ingredienti senza romperli). Aggiungete gradualmente l’acqua di cottura riservata, un mestolo alla volta, continuando a mescolare. Questo processo, chiamato mantecatura (tecnica che consiste nell’amalgamare la pasta con il condimento creando una cremosità attraverso l’amido rilasciato), permette di legare tutti gli ingredienti creando una consistenza vellutata. Proseguite per 2-3 minuti a fuoco vivace, permettendo all’amido della pasta di legarsi perfettamente con l’olio aromatizzato. Spegnete il fuoco e aggiungete metà del pecorino romano grattugiato, mescolando rapidamente per incorporarlo senza che si formino grumi.
5. Impiattamento e aggiunta della burrata
Dividete le orecchiette con le cime di rapa in 4 piatti fondi leggermente riscaldati: questa accortezza mantiene il piatto alla temperatura ideale più a lungo. Al centro di ciascuna porzione, create un piccolo avvallamento e adagiatevi delicatamente un quarto della burrata pugliese. Con le mani o con due cucchiai, aprite leggermente la burrata facendo fuoriuscire il suo cuore cremoso che si mescolerà alla pasta calda. Completate con una macinata di pepe nero fresco, un filo generoso di olio extravergine d’oliva a crudo e il pecorino romano rimasto. La burrata deve essere servita a temperatura ambiente, mai fredda di frigorifero, per esprimere al meglio la sua cremosità e il suo sapore delicato. Servite immediatamente mentre la pasta è ancora fumante e la burrata inizia a sciogliersi creando contrasti di temperatura e consistenza che rendono questo piatto straordinario.
Il trucco dello chef
Come suggerisce lo chef Cannavacciuolo, la rimozione dell’aglio prima di servire non è un vezzo estetico ma una scelta tecnica precisa. L’aglio continua a rilasciare sapore anche dopo la cottura e, se lasciato nel piatto, può diventare troppo invadente coprendo le note delicate delle cime di rapa e della burrata. Per verificare il giusto grado di doratura dell’aglio, osservate il colore: deve essere biondo dorato, mai marrone scuro. Se preferite un sapore ancora più delicato, potete utilizzare l’aglio in camicia (aglio non sbucciato) che rilascia un aroma più tenue. Un altro trucco professionale consiste nel conservare l’acqua di cottura delle cime di rapa in frigorifero: può essere utilizzata come base per zuppe o risotti nei giorni successivi, portando con sé tutto il sapore delle verdure. Per quanto riguarda la burrata, sceglietela sempre freschissima e di produzione artigianale pugliese: la differenza di qualità si percepisce immediatamente. Se non trovate la burrata, potete sostituirla con stracciatella o mozzarella di bufala, ma il risultato sarà leggermente diverso. Infine, non dimenticate che le orecchiette assorbono molto condimento: se il piatto risulta asciutto durante la mantecatura, non esitate ad aggiungere altra acqua di cottura.
Abbinamenti enologici per un piatto pugliese autentico
Per accompagnare questo piatto ricco e saporito, la scelta migliore ricade sui vini bianchi pugliesi che esaltano i sapori del territorio senza sovrastarli. Un Fiano di Puglia rappresenta l’abbinamento ideale: questo vino bianco strutturato, con note di frutta a polpa bianca e una leggera mineralità, bilancia perfettamente la cremosità della burrata e il carattere deciso delle cime di rapa. La sua freschezza contrasta l’untuosità dell’olio e delle acciughe, pulendo il palato ad ogni sorso. In alternativa, un Verdeca del Salento offre profumi floreali e agrumati che si sposano magnificamente con le note vegetali delle cime di rapa. Per chi preferisce vini più morbidi, un Minutolo (anche chiamato Fiano Minutolo) con i suoi aromi di moscato e la sua struttura elegante crea un contrasto interessante con il piccante del peperoncino. Se invece optate per un vino rosato, scegliete un Negroamaro rosato servito fresco a 10-12 gradi: la sua freschezza e i suoi tannini delicati accompagnano il piatto senza appesantirlo. Evitate vini troppo strutturati o invecchiati che coprirebbero i sapori delicati della burrata. La temperatura di servizio ideale per i bianchi è di 10-12 gradi, mentre per i rosati 8-10 gradi.
Informazione in più
Le orecchiette con cime di rapa rappresentano uno dei piatti simbolo della tradizione culinaria pugliese, in particolare della zona di Bari e della Valle d’Itria. Il nome ‘orecchiette’ deriva dalla forma caratteristica di questa pasta, che ricorda piccole orecchie. Tradizionalmente, le massaie pugliesi le preparavano a mano utilizzando semola di grano duro rimacinata e acqua, lavorando l’impasto con un coltello arrotondato per creare la tipica forma concava. Le cime di rapa, chiamate anche ‘friarielli’ in Campania o ‘broccoletti’ in altre regioni, sono un ortaggio tipicamente invernale che cresce spontaneamente in molte zone del Sud Italia. Il loro sapore leggermente amarognolo, dovuto alla presenza di glucosinolati (composti naturali presenti nelle crucifere), si sposa perfettamente con la dolcezza della burrata e la sapidità delle acciughe. La burrata pugliese è nata nel 1956 ad Andria, nella Murgia, quando il casaro Lorenzo Bianchino inventò questo formaggio per utilizzare la panna e i ritagli di mozzarella avanzati. Da allora è diventata un’eccellenza gastronomica riconosciuta in tutto il mondo. L’abbinamento di questi tre ingredienti poveri della tradizione contadina pugliese crea un piatto ricco di storia e sapore, che Cannavacciuolo ha contribuito a valorizzare portandolo nei ristoranti stellati con piccoli accorgimenti tecnici che fanno la differenza tra una preparazione casalinga e una professionale.



