Cannavacciuolo prepara la genovese napoletana con cipolle di Montoro per il pranzo del 1° maggio

Cannavacciuolo prepara la genovese napoletana con cipolle di Montoro per il pranzo del 1° maggio

Il 1° maggio non è solo la festa dei lavoratori : è anche il giorno in cui la cucina napoletana si esprime con tutta la sua forza e la sua anima. E chi meglio di Antonino Cannavacciuolo, chef bistellato e ambasciatore della grande tradizione partenopea, potrebbe guidarci nella preparazione di uno dei piatti più iconici della cucina campana ? La genovese napoletana è un sugo di carne e cipolle che richiede pazienza, cura e amore — tre ingredienti che non si trovano al supermercato, ma che ogni cuoco, anche il più inesperto, può coltivare. La vera protagonista di questa ricetta sono le cipolle di Montoro, una varietà dell’avellinese dal sapore dolce e avvolgente, capace di trasformarsi, dopo ore di cottura lenta, in una crema ambrata e profumata che abbraccia la pasta come un abbraccio caldo. Cannavacciuolo insegna che la semplicità, quando è eseguita con precisione, diventa eccellenza. Segui ogni passo con attenzione, non avere fretta, e il risultato ti sorprenderà.

30 minuti

240 minuti

medio

€€

Ingredienti

persone +

Utensili

Preparazione

1. Preparazione delle cipolle

Sbuccia le cipolle di Montoro e affettale finemente con la mandolina. La mandolina è uno strumento da cucina che permette di ottenere fette sottili e uniformi in pochi secondi. Più le fette sono sottili, più le cipolle si scioglieranno durante la cottura, creando quella consistenza cremosa e avvolgente tipica della genovese. Non aver paura della quantità : le cipolle si ridurranno moltissimo in cottura.

2. Rosolatura della carne e del lardo

Nella cocotte in ghisa, scalda l’olio extravergine a fuoco medio. Aggiungi il lardo a fette e lascialo sciogliere lentamente per circa 3 minuti. Rosolare significa cuocere a fuoco vivo per pochi minuti per sigillare i succhi all’interno dell’alimento. Aggiungi poi il muscolo di manzo intero e rosolalo su tutti i lati fino a ottenere una bella crosticina dorata. Questo passaggio è fondamentale : sigilla i succhi della carne e dà profondità al sapore finale del sugo.

3. Sfumatura con il vino bianco

Quando la carne è ben rosolata, alza la fiamma e versa il vino bianco secco direttamente nella cocotte. Sfumare significa versare un liquido alcolico su una preparazione calda per far evaporare l’alcol e concentrare i sapori. Lascia evaporare completamente l’alcol, circa 2-3 minuti, mescolando con il mestolo di legno e raschiando il fondo della cocotte per recuperare tutti i succhi caramellati. Questo fondo è oro puro per il tuo sugo.

4. Cottura lenta con le cipolle

Aggiungi tutte le cipolle affettate nella cocotte, le foglie di alloro e il cucchiaio di concentrato di pomodoro. Mescola bene, aggiusta di sale e pepe, poi copri con il coperchio e abbassa la fiamma al minimo. Lascia cuocere per almeno 3 ore e mezza, mescolando ogni 20-30 minuti. Le cipolle rilasceranno tutta la loro acqua naturale e poi si asciugheranno lentamente, trasformandosi in una crema dorata e profumata. Questo processo si chiama caramellizzazione : gli zuccheri naturali delle cipolle si trasformano sotto il calore, creando un sapore dolce e intenso. Se il sugo si asciuga troppo, aggiungi un mestolo di acqua calda.

5. Sfilacciatura della carne

Dopo 3 ore e mezza di cottura, estrai la carne dalla cocotte con una forchetta e un cucchiaio. Sfilacciala con le mani o con due forchette in piccoli pezzi irregolari. Sfilacciare significa separare la carne cotta in filamenti sottili seguendo la fibra muscolare. Rimetti la carne sfilacciata nel sugo di cipolle e mescola bene. Lascia cuocere ancora 20 minuti a fuoco basso senza coperchio per far addensare ulteriormente il sugo.

6. Cottura della pasta e mantecatura finale

Cuoci i rigatoni in abbondante acqua salata, scolali al denteal dente significa che la pasta è cotta ma conserva ancora una leggera resistenza al morso, fondamentale per una buona mantecatura. — conservando un bicchiere di acqua di cottura. Versa la pasta direttamente nella cocotte con il sugo di genovese. Manteca energicamentemantecare significa mescolare con forza la pasta con il condimento, aggiungendo eventualmente acqua di cottura, per creare una crema omogenea e lucida. — aggiungendo il parmigiano e il pecorino grattugiati. Il risultato deve essere cremoso, avvolgente, senza liquido in eccesso.

Giulia Vannucchi

Il trucco dello chef

Il segreto di Cannavacciuolo è la pazienza : non accelerare mai la cottura delle cipolle alzando la fiamma. Il calore troppo forte brucia gli zuccheri e rende il sugo amaro invece che dolce. Se hai tempo, prepara la genovese il giorno prima : come tutti i grandi sughi di carne, il giorno dopo è ancora più buona perché i sapori si sono amalgamati durante la notte. Conservala in frigorifero coperta e riscaldala dolcemente prima di condire la pasta.

Abbinamento vino

Per una genovese napoletana così ricca e avvolgente, scegli un vino rosso campano di carattere. Il Taurasi DOCG, prodotto con uve Aglianico nell’avellinese — la stessa terra delle cipolle di Montoro — è l’abbinamento perfetto : tannico, strutturato, con note di ciliegia scura e spezie, regge perfettamente la dolcezza delle cipolle e la profondità della carne. In alternativa, un Aglianico del Taburno più giovane e fruttato è una scelta eccellente e più accessibile.

Informazione in più

La genovese napoletana : un paradosso tutto partenopeo — Nonostante il nome, la genovese non ha nulla a che vedere con Genova. Le origini del nome sono ancora dibattute dagli storici della gastronomia : secondo alcune fonti, il sugo fu creato a Napoli da cuochi di origine genovese nel XV secolo ; secondo altre, il nome deriverebbe da una locanda napoletana chiamata ‘O Genovese’. Quello che è certo è che questo piatto è profondamente napoletano nell’anima e nella tecnica. Le cipolle di Montoro, coltivate nell’alta Valle dell’Irno in provincia di Avellino, sono riconosciute come le migliori per questa preparazione grazie alla loro dolcezza naturale e alla loro capacità di sciogliersi in cottura senza diventare amare.

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